E’ arrivata la primavera o forse no

Quest’inverno assoluto, che ha irretito il mondo, sembra averci congelato le vite; ci ha tolto le dimensioni vitali dei nostri spazi, dell’aria aperta, degli spostamenti ma anche le coordinate temporali hanno perso di significato in questo assurdo susseguirsi di un giorno attaccato all’altro. Ci perdiamo tra le notizie che consultiamo avidamente decine, forse centinaia di volte al giorno, alla spasmodica ricerca di un numero che dia speranza, di una chimera che porti buone nuove.

Avevamo ipotizzato tanti scenari per questo anno bisestile ma nessuno era arrivato a tanto pessimismo da partorire questo sanguinolento canovaccio in cui gli attori muoiono soffocati davanti a un pubblico inerte e ammutolito. Ormai sono due settimane che non vedo di persona mio figlio e la mia famiglia; cerco di non pensarci e mi consolo pensando che sono fortunata a non essermi ammalata. Mi salgono le lacrime agli occhi ogni volta che penso ai medici, agli infermieri, ai soccorritori e a tutti quelli che in questa guerra silente sono in prima linea. Mi chiedo anche se questa tragedia che rappresenterà uno spartiacque nella storia, cambierà il mondo e gli uomini che lo abitano.

Ho sempre sostenuto che uno dei problemi maggiori del nostro pianeta fosse la crescita incontrollata ed esponenziale della popolazione nei paesi più poveri e mi sono sempre detta che se mai ne avessi avuto la possibilità mi sarei prodigata per questa causa, adesso spero soltanto che questo virus non attraversi il Mediterraneo e non approdi in Africa perché sarebbe un ecatombe in paesi dove non solo non esiste le minima assistenza medica, né le strutture, né il personale ma la popolazione vive in condizioni di miseria assoluta, di promiscuità, di fame e sete quotidiana. Se il virus arrivasse lì compirebbe in modo tragico quel controllo della popolazione, che nessuno ha voluto mai mettere in atto, fregandose di milioni di bambini che muoiono o stentano a sopravvivere.

Ho le cuffie per non sentire Otto e mezzo e non angosciarmi più di quello che non sono già e il selettore automatico mi propone Vasco ed è subito voglia di cantare ma sarebbe un canto stonato e mi limito a lasciarmi trasportare via da qui per pochi minuti https://www.youtube.com/watch?v=YZpq6H6khzg da questo divano volo verso il live Modena park in un’onda unica con migliaia di spettatori che cantano all’unisono in un coro da brividi, che emoziona anche solo nel ricordo.

Stasera alle 18 cantava anche qualcuno nel palazzo, non era però un canto liberatorio né di gioia, era piuttosto un lamento intonato verso il cielo sulle note di Meraviglioso https://www.youtube.com/watch?v=EikicSEKi4M in un fallimentare tentativo di diffondere speranza come i tanti disegni accompagnati dal motto “Andrà tutto bene”, che suona come il canto del cigno mentre dovrebbe avere la gioia del garrire delle rondini a primavera.

Pubblicato da starfishdiary

Everyday thoughts and meetings of a starfish

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