Nessuna malattia è più dannosa della mancanza di buon senso

Le campane suonano e nessuno andrà alla messa in queste continue domeniche.

Ogni giorno è scandito ormai solo dai pasti e si è persa completamente la dimensione della settimana, del mese e anche della stagione; la primavera incipiente la intuiamo attraverso le finestre ma non possiamo goderne la piacevolezza in campagna, in una passeggiata cittadina o in un picnic familiare; non possiamo goderne la sensazione di risveglio dopo il torpore dell’inverno, non possiamo goderne nel profumo dei fiori e nel vivo dei colori nuovi e freschi.

Mi perdo in questi giorni tutti uguali come un camminatore, che di quando in quando abbandona il sentiero, che sembra troppo lungo e si ritrova in mezzo al bosco senza sapere quale sia la direzione giusta in cui andare, anche perché è così imprevedibile questo percorso, che a ogni svolta ci aspettiamo un tratto in piano e invece si svela l’ennesima salita.

Siamo fortunati a poter trascorrere in casa questa quarantena e chi si lamenta andrebbe messo in prima linea come lo sono tutti coloro che sono impegnati a salvare vite ogni giorno.

Penso ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai soccorritori che sono tutti in trincea ma anche a coloro che sono costretti a lavorare per garantire i servizi minimi come supermercati, alimentari, farmaci, corrieri, trasporti.

Un pensiero particolare anche a coloro, che assurdamente sono costretti ad andare a lavorare, perché le loro aziende o uffici non hanno chiuso. Il dibattito è feroce su questo punto ma credo, che sia altrettanto elementare: è pressoché inutile che chiudiamo milioni di persone in casa raccomandando di non uscire per nessun motivo e poi milioni di persone ogni giorno devono uscire di casa per recarsi al lavoro.

La decisione di chiudere un’attività o tenerla aperta non può essere lasciata al buon senso di chi la amministra, perché prevarranno spesso il menefreghismo e l’individualismo, soprattutto in grandi realtà guidate da disinteressati consigli di amministrazione.

Dovrebbe essere invece imposta per legge la chiusura di tutte le attività non necessarie e non di primaria importanza, per evitare che tutti i dipendenti ogni giorno escano di casa, usino i mezzi pubblici, stiano con i colleghi tutto il giorno e poi rientrino nelle loro case mettendo in pericolo non solo loro stessi ma anche i familiari, il cui sacrificio di stare tappati in casa viene così vanificato.

Chi possiede attività in questo momento dovrebbe fare un ragionamento a lungo termine e si renderebbe conto che una chiusura totale non sarebbe di beneficio solo alla popolazione ma anche all’economia stessa, perché più si protarrà questa situazione e maggiori saranno i danni economici, fino ad arrivare forse all’irreparabile.

Conosco persone che lavorano nei cantieri, purtroppo ancora aperti soprattutto i più grandi, persone che lavorano in fabbriche che producono, abiti, scarpe, borse, automobili, giochi etc; nessuna di queste attività è di primaria importanza in caso di pandemia, per salvaguardare la salute pubblica dovrebbero essere chiuse per legge, così da rallentare bruscamente il contagio e fare in modo che il sistema sanitario riesca a far fronte alla situazione drammatica in cui viviamo.

Bisognerebbe poi incentivare e organizzare un efficiente sistema di consegne a domicilio, sia per tutelare la salute di coloro che lavorano nei supermercati e nei negozi di generi alimentari, sia gli acquirenti stessi: ipotizziamo che un supermercato ingaggi anche solo 5 persone per consegnare le spese a domicilio, coprendo ognuno una zona assegnata, credo che  riuscirebbero a consegnare minimo 20 spese ciascuno, significherebbe non far uscire di casa almeno 100 persone al giorno, evitando quindi contatti con altri ed esponendo a minori rischi soprattutto i lavoratori della grande distribuzione; immaginiamo se questo semplice sistema fosse esteso quanti contagi risparmieremmo.

La semplicità spesso è denigrata ma altrettanto spesso è parte della soluzione.

Pubblicato da starfishdiary

Everyday thoughts and meetings of a starfish

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