Giorno sette di questo strano film

La trama è sorprendente, i protagonisti sono molto bravi e profondi, il pubblico partecipe e gli effetti speciali grandiosi, i registi si alternano con alterna efficacia.

Usciamo di casa con le mascherine e i guanti, camminiamo rasente ai muri ed evitiamo accuratamente di incrociare qualcuno; teniamo stretta in tasca la nostra autocertificazione e nell’altra la lista delle cose da comprare.

Siamo sempre in bilico tra il timore e la speranza; guardiamo ogni giorno i nuovi numeri dei contagi con il fiato sospeso e la mente che prova a immaginarsi scenari futuri. Famiglie che sono lontane e non sanno tra quanto si rivedranno, fidanzati divisi da un virus, amanti disperati a casa soli con il marito o la moglie, nonni che non possono più vedere i nipoti.

I turisti sono spariti ovunque e le strade deserte amplificano il senso di desolazione e vuoto, che ciascuno si porta dentro in questo tragico frangente. Si prova a sdrammatizzare, a sentirsi meno soli, a cercare la forza del gruppo e l’energia della comunità; flashmob musicali e lunghe skype call, ovunque provetti cuochi e case pulitissime.

Stiamo tappati in casa come topi nelle tane e le nostre furtive uscite per procurarci il cibo ci fanno scoprire dettagli sconosciuti dei luoghi vicino casa.

Scriviamo un messaggio a persone che non sentiamo da tanto perché questa atmosfera di catastrofe imminente ha bisogno di rassicurazioni e calore umano. Condividono lo stesso destino fasce diverse di popolazione, età diverse e diverse mentalità.

L’incredulità dei primi momenti ormai è stata rimpiazzata da una silenziosa rassegnazione, solo alle sei del pomeriggio l’aria si riempe di musica o di applausi e ci rendiamo conto che siamo in tanti chiusi dietro le finestre delle case, siamo in tanti che pensiamo a cosa sarà di noi e mai queste case sono state così piene all’unisono di uomini, donne e bambini perché ciascuno aveva la propria vita, i propri orari, i viaggi, il lavoro, le amicizie e gli amori.

Adesso non più, adesso guardiamo tutti queste meravigliose giornate di sole oltre i vetri delle nostre case; dentro scene comuni e sentimenti vari, la noia, la gioia, la rassegnazione, la forza, la determinazione, la tristezza, la solitudine, il tempo che non passa, le ore che scorrono veloci, una mano amica da stringere, una bocca da baciare, il minestrone che bolle e la pasta scotta, il profumo della torta alle mele e lo shacker di proteine, il gatto che sonnecchia, il cane che si stiracchia.

Quest’umanità che si è fatta sospettosa per i contagi ma unita nella tragica comunanza di vita. Uomini e donne che danno spazio a una vena creativa o che pensano idee futuristiche. Tutto questo tempo a disposizione ci destabilizza e il fatto di averne così tanto ci porta istintivamente a perderlo, è un po’ come la differenza tra quando riceviamo in dono una cosa o ce la guadagniamo, la sensazione è diversa perché di una cose comprata con il nostro impegno percepiamo il valore in maniera nettamente superiore e lo stesso vale con il tempo; assaporiamo ogni momento delle tanto agognate e meritate ferie e vacanze, anche solo per stare a casa, riposarsi o dedicarsi a piccoli passatempi rilassanti.

Ora che ci è stato regalato tuto questo tempo ci mette in difficoltà e provoca sgomento il non sapere quanto sarà effettivamente. Questo tempo è un regalo rubato, alle nostre vite, alla nostra quotidianità, al nostro lavoro, alle nostre frequentazioni, ai nostri viaggi e ai nostri sogni.

Mi sono sempre detta, se avessi tempo farei questo e quest’altro e quest’altro ancora e invece mi ritrovo in questa specie di tempo sospeso che sembra una passerella di vetro sul vuoto e avanzo quasi strisciando, senza guardare giù perché soffro di vertigini, e mi rendo conto che ogni giorno butto via un sacco di tempo perché di fatto in queste condizioni è molto difficile concentrarsi dato che è difficile estraniarsi dalla situazione.

Per cui ho iniziato a leggere i libri per il prossimo esame ma sono ferma forse a pagina cinque, ho ricominciato il corso di coding online e sono ferma al terzo modulo, volevo scrivere qualcosa di mio e non ho nemmeno iniziato, volevo crearmi un sito e il risultato sono questi unici sconclusionati pensieri del mattino buttati in un  blog anonimo, volevo dimagrire e tonificarmi, mangio poco ma sono troppo stanca per la ginnastica da salotto e mi mancano troppo le mie lunghe passeggiate all’aperto, volevo passare più tempo con mio figlio e il mio compagno e invece mi trovo a scegliere l’uno o l’altro.

Pubblicato da starfishdiary

Everyday thoughts and meetings of a starfish

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