Giorno 5 e tutto va bene, non proprio tutto

Pensando a quest’anno mi ero prefigurata tanti scenari, nella mia vita zingara e in equilibrio precario, tra lavoretti da pochi giorni e il conto alla rovescia su quando resteremo senza casa e invece la vita come sempre ha rovesciato il tavolo e confuso le carte, così ci troviamo chiusi nelle nostre case e con tutte le nostre vite sospese.

Gente che viveva tranquilla si ritrova senza lavoro e nei prossimi mesi avrà difficoltà a pagare l’affitto o il mutuo; mentre gente che non ha niente da perdere come me, paradossalmente subisce meno questo impatto. Sulla scacchiera della vita possiamo giocare al meglio la nostra partita ma non è detto che una folata di vento più forte non spalanchi la finestra e butti a terra tutte le pedine; lasciandoci una scacchiera vuota dove tutti dobbiamo ricominciare con le nostre giocate.

La fantasia della vita spesso supera quella degli esseri umani e ci pone davanti a quadri inattesi, ci chiama sempre all’appello e ciò che non capiamo, possiamo chiamarlo destino o provvidenza di manzoniana memoria o ancora karma ma comunque lo chiamiamo rimane sempre lo stesso, la vita non deve chiedere il permesso a nessuno per seguire i percorsi che vuole e noi cosí piccoli in confronto all’universo e all’eternità, non possiamo fare altro che prendere la nostra vanga e uscire a dissodare la terra nel nostro orto, perché sia pronta ad accogliere nuovi semi.

Come tutti vivo in una condizione di perenne preoccupazione, ancor più adesso che i contagi stanno aumentando esponenzialmente anche nelle altre nazioni europee e ciò può significare un allungamento dei tempi anche per l’Italia e uno scenario di morte di portata mondiale.

Nell’epoca in cui abbiamo a disposizione tecnologie, conoscenze e macchinari all’avanguardia sembra assurdo che possano accadere eventi che ci chiudono tutti in casa, che mettono a rischio la vita di milioni di persone e che gettano le economie in un baratro; eppure ci siamo, impotenti di fronte al dramma che di giorno in giorno si allarga a macchia d’olio nel mondo. Non pensiamo poi se il virus arriverà a diffondersi nei paesi del terzo mondo dove le condizioni igieniche sono già di per sé carenti, l’assistenza sanitaria in pratica inesistente e i mezzi d’informazione insufficienti; non riesco a immaginare che un’ecatombe.

Mi piace però pensare anche al dopo, anche per non opprimere oltremodo il mio cuore con pensieri disarmanti e mi chiedo, quindi, come cambierà il mondo quando tutto questo sarà finito, cosa avrà imparato l’umanità, quali cambiamenti saremo disposti a mettere in atto, se avremo sviluppato una coscienza diversa rispetto alla vita degli essere umani e del pianeta meraviglioso su cui viviamo.

Pubblicato da starfishdiary

Everyday thoughts and meetings of a starfish

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: